Gravina e il boom turistico: quel miracolo che nessuno racconta

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Gravina e il boom turistico: quel miracolo che nessuno racconta

Meglio del Salento. Gravina in Puglia ha un piccolo miracolo da raccontare: negli ultimi anni la città del grano e del vino, culla degli Orsini, ha messo in fila decine di migliaia di turisti in più rispetto al passato. Tanti, tanti di più. Persino rispetto alle località turistiche salentine. Sullo stesso gradino di indiscusse capitali del circuito vacanziero di qualità come Lecce, giusto per fare un esempio.
Non ne parla nessuno, quasi come se il bene non facesse notizia. Ma quello che è scritto nei dati di Puglia Promozione, l’agenzia regionale del turismo, non lascia dubbi: Gravina corre forte. Eccole le statistiche (elaborate dal Sistema Puglia Osservatorio Turistico) che regalano novità importanti. Clamorose: tra il 2010 ed il 2015 la cittadina murgiana ha fatto segnare un record sia in fatto di arrivi (turisti mordi e fuggi) sia quanto ai pernottamenti. Con ciò smentendo la stanca litania di chi sostiene da sempre che sul margine della gravina i visitatori si affaccerebbero poche ore prima di ripartire per altre mete.
Parlano da sole, le tabelle di Puglia Promozione. E smascherano anche un’altra bugia: sulle piste del turismo culturale la città ha corso non solo nel periodo 2010-2015, ma anche nei primi dieci mesi del 2016. Mesi durante i quali il trend positivo non solo si è mantenuto inalterato rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, ma si è anzi ulteriormente consolidato ed irrobustito, con un ennesimo balzo verso l’alto. La testimonianza inequivocabile di una netta crescita del settore turistico, iniziata prima dell’effetto positivo di Matera 2019 (e dunque ad esso collegato, ma non primariamente riconducibile) e certo favorita dal miglioramento dell’offerta qualitativa e dei servizi di accoglienza, ad iniziare dalla costituzione del Consorzio Turistico, dal prezioso lavoro svolto dallo Iat Gravina, dall’introduzione del biglietto unico, dalla restituzione alla città di numerosi luoghi d’arte (su tutti l’ex convento di Santa Sofia ed il maniero svevo), dalla centralità della fondazione “Pomarici Santomasi”, dal recupero del rione Fondovito, dal ritrovato attivismo della biblioteca Finya, dall’intesa con il Capitolo Cattedrale (fondamentale per l’accesso ai siti culturali di competenza o interesse religioso), dal fascino della città sotterranea, dall’impegno fondamentale degli operatori del settore della ricettività, della ristorazione, dell’artigianato e del commercio.
Certo, anche in considerazione dell’immenso patrimonio culturale di cui Gravina è ricca, molto c’è da fare. E si può fare. Anzi, si deve fare. Ma la città che aspira ad entrare nel patrimonio mondiale dell’Unesco al fianco di Matera, in virtù di una comunanza storica finalmente restituita alla giusta importanza anche al presente, una certezza può già assaporarla: sono alle spalle i tempi della Cenerentola. Adesso si balla tra le principesse.